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Capitolo dodici:

Adam Wood Γ¨ il notaio piΓΉ conosciuto e piΓΉ ricco di tutta la California. Famoso per il suo inconfondibile stile appariscente, si aggira per il Paese guidando una Lamborghini nera opaca con due fiamme gialle e rosse disegnate sulle portiere, ed Γ¨ conosciuto per il numero considerevole di ex fidanzate. Se fossimo in Italia l’avrebbero giΓ  radiato dall’albo, ma qui negli Stati Uniti piΓΉ sei folle piΓΉ sei amato. E’ un uomo di circa quarant’anni che ha palesemente fatto carriera in seguito a svariate raccomandazioni da parte del padre, per quello che riguarda l’aspetto apparente del suo lavoro Γ¨ senza dubbio in regola, ciΓ² che invece Γ¨ riuscito a tenere nascosto fino a poco tempo fa gli ha permesso di ottenere un biglietto di sola andata verso l’altro mondo, gentilmente offerto da Don Lo Greco e cordialmente in consegna da parte mia. Domattina si incontrerΓ  con Andy per la firma di un contratto di vendita di un immobile, poi in tarda serata si recherΓ  nel prestigioso Hotel a cinque stelle β€œEmperor LA” per riposare, ed Γ¨ proprio in quel frangente che incontrerΓ  me per ricevere un omaggio bellissimo: il dono della morte.

Il gatto tigrato che si aggira spesso nei paraggi del bar miagola guardandomi con i suoi grossi e gialli occhi a palla, con la coda arancione verso l’alto si struscia vicino alla ciotola dove di solito gli lasciamo il cibo. Sei proprio un approfittatore, penso mentre gli gratto il mento, ora ti porto una specialitΓ  della casa, qualunque cosa avrΓ  cucinato Sean andrΓ  benissimo, le sue scarse doti culinarie sono apprezzate solo dai gatti randagi, gli ho piΓΉ volte detto di assumere un cuoco per far decollare il locale anche a pranzo, ma lui si reputa idoneo alla cucina, e cosΓ¬ ai poveri malcapitati cui tocca assaggiare il suo cibo non resta altro da fare che non tornare piΓΉ, per la pausa di mezzogiorno, s’intende.
Apro la porta del locale e subito vengo accolta dallo smagliante sorriso di Brendon che elegantemente si toglie il cappello in segno di rispetto, dallo sgabello di fianco al suo due occhi scuri come il carbone mi fissano senza batter ciglio, il mio cuore sobbalza nel petto e sento il calore espandersi sul mio volto. Il Detective Evans mi fissa immobile come un gufo impagliato. β€œBuongiorno Brendon!” Esclamo sorridendo, β€œEvans…” faccio un cenno con il capo, mentre spengo il mio sorriso, in direzione dell’uomo che a quanto pare non Γ¨ piΓΉ lo stesso di ieri sera, lui di risposta resta immobile senza abbassare lo sguardo. La sua testa starebbe benissimo attaccata alla parete del mio salotto, prima o poi farΓ² fuori anche lui ed il suo sguardo imbalsamato troverΓ  il posto che merita. β€œArrivo subito ragazzi…” aggiungo dirigendomi velocemente nel retro, infilo un grembiule al volo ed esco per andare al bancone del bar, dove perΓ² ritrovo solo il mio buon vecchio e galante amico ed una banconota da cinque dollari al posto del detective. Che rabbia! Sembrava che ieri avessimo passato una bella serata, ed invece oggi si comporta cosΓ¬ come se nulla fosse. Brendon si accorge subito della mia espressione rabbiosa e perplessa β€œ Meglio se si comporta da stupido, in questo momento non hai bisogno di distrazioni Rebecca…” afferma lasciandomi di stucco. Ma come diavolo fa a sapere. β€œMi stai facendo pedinare per caso?” gli bisbiglio all’orecchio guardandomi bene dal non essere sentita da Susanne, la mia collega. β€œLasceresti mai che il tuo cuore andasse in giro senza difese?” mi domanda in risposta, ed io mi sciolgo, quanto puΓ² essere dolce e premuroso quest’uomo? β€œSei imperdonabilmente fantastico, Brendon, perΓ² vorrei poter avere un po’ di privacy almeno quando non lavoro…” gli sussurro. β€œNe avrai a tempo debito… per ora, finchΓ¨ tutto questo incubo non sarΓ  finito, preferisco saperti sempre al sicuro..” risponde pacatamente ed io in cambio non riesco a dargli torto.
Trascorrono tre piacevoli ore tra risate, aneddoti divertenti di clienti alticci seppur sia solo tardo pomeriggio, argomenti filosofici ed un black out elettrico di dieci minuti causato da Sean e dalla sua voglia di sentirsi tuttofare. Anita, la raffinata ed egocentrica proprietaria dell’atelier qui di fronte racconta del suo ultimo viaggio a Zanzibar a Brendon che non perde occasione per lusingarla cercando di strapparle un appuntamento per cena. β€œAnita, cara, mi sento in dovere di consigliarle di accettare il galante invito di quest’uomo, ricco sia esteriormente che profondamente, non se ne pentirΓ … e poi, il mio caro amico qui…” la porta sbatte improvvisamente facendoci girare tutti e tre all’istante, Evan si avvicina frettolosamente verso di me, io d’istinto faccio un passo indietro e preparo i puntini e le braccia al contrattacco per poi abbassarli di colpo non appena me ne rendo conto. β€œSe vuoi, quando finisci, anche se fai tardi ecco… se vuoi ti aspetto a casa mia, per un caffΓ¨, ti aspetto… Del Amo Boulevard settantatreB, Γ¨ il mio indirizzo.” Poi, voltando immediatamente le spalle, se ne va alla stessa velocitΓ  con cui Γ¨ entrato. Il mio cervello si spegne e si riaccende ripetutamente come se avesse subito lo stesso blackout elettrico affrontato dal locale poco prima. Brendon scoppia a ridere mentre Anita perplessa afferma di non aver capito cosa sia successo. β€œE’ matto. Per forza.” Affermo ad alta voce, ed il silenzio di Brendon fa da assenso.

Sono le 09:25 di sera e mentre parcheggio accuratamente e lentamente il mio Defender90 mi prometto di non fare assolutamente tardi e mi rimprovero per aver avuto la stupida idea di ascoltare ancora una volta il mio altrettanto stupido cuore e di essere arrivata qui, di fronte alla casa di quello stupido detective. Parcheggio lentamente per guadagnare tempo nella speranza di riuscire a rilassare i nervi, ma perchΓ¨ mi agito cosΓ¬? Il respiro si fa sempre meno profondo quando appoggio il piede sull’asfalto scendendo dall’auto. Numero civico sessantasette, dal cancello spunta il musetto curioso di un Golden Retrievers che scodinzola in cerca di coccole, lo accontento guadagnando ulteriore tempo. Numero civico sessantanove, poi vedo il settantuno ed infine eccolo lΓ¬, il settantatreB. E’ una villetta a due piani, parrebbe una bifamiliare, avvicinandomi sempre piΓΉ all’ingresso mi accoglie una romantica e delicata melodia suonata da una chitarra, dev’essere qualcuno dei vicini che si rilassa, nell’aria il profumo e l’allegro suono dello scoppiettio di un fuoco acceso, quΓ¬ si usa molto accendere falΓ² negli appositi bracieri da giardino. Mi avvicino al cancello e guardando all’interno del giardino vedo Evans seduto sulle scale di casa con i capelli sciolti ed una maglietta bianca impugnare ed accarezzare lo strumento musicale ad occhi chiusi, bisbigliando una canzone. Resto immobile a contemplare la scena per imprimere nella mia mente il ricordo e per non disturbarlo, ma lui, probabilmente sentitosi osservato, alza lo sguardo e con un sorriso raggiante mi saluta β€œHey Miss! Che fai lΓ¬ imbambolata, non si paga il biglietto, entra pure!”. Apro il cancello e ad ogni passo nella sua direzione il mio cuore perde un battito, devo proprio essermi rammollita! Non mi piace per niente questa cosa. Mi avvicino e mi siedo accanto a lui, che fino a questo momento non ha mai staccato i suoi occhi da me. Imbarazzata mi sistemo in qualche modo il vestito, nel tentativo di sciogliere la tensione, mentre lui delicatamente mi prende una mano e se la porta vicino alle labbra per baciarla delicatamente. β€œCome mai ti comporti da matto quando mi vedi al bar? Non saluti o rispondi in modo scorbutico, e poi invece quando siamo soli sei un bignΓ¨ alla crema?” gli domando cautamente senza alzare lo sguardo da terra. Sento il suo indice sollevarmi il mento ed accompagnare il mio viso verso l’alto, per potermi guardare negli occhi, e li cado, dentro ai suoi, profondi e scuri come un pozzo, ed Γ¨ proprio cosΓ¬ che mi sento, come se precipitassi in un vuoto che perΓ², inspiegabilmente, mi riempie. β€œPerchΓ¨ non voglio che la gente si faccia gli affari miei, le cose belle mi piace tenerle nascoste.” sussurra nascondendo malamente col sorriso un filo di imbarazzo. β€œNon farti strane idee, detective, sono passata questa sera solo perchΓ¨ avevo bisogno di un buon caffΓ¨, di certo non per vedere te!” gli dico alzandomi in piedi. Allontanandomi di qualche passo alzo lo sguardo verso il cielo, questa notte brilla. β€œForse loro ti credono, le stelle dico, ma io no. Tu sei venuta per me.” mi dice raggiungendo i e sfiorandomi l’avambraccio. β€œTi sbagli, le stelle non mi credono, loro si divertono ad osservarci, ma infondo sanno giΓ  tutto!” Mi volto verso di lui mordendomi il labbro inferiore, poi corro a recuperare la chitarra che aveva lasciato in cima alle scale. β€œOra ti faccio sentire io come si suona!”. Lui alza il sopracciglio, non se lo aspettava.

5 pensieri riguardo “πΆπ‘Žπ‘π‘–π‘‘π‘œπ‘™π‘œ 12

  1. Eccomi: bella trama, davvero mi incuriosisce sapere chi dei due morirΓ  alla fine! πŸ˜‰

    Detto ciΓ², ci sono un paio di ripetizioni (veniali, nessun problema), ma ti consiglio di usare i numeri in cifra il meno possibile, cosΓ¬ come acronimi o altro, specie nei discorsi diretti. “[…] Del Amo Blvd 73B, Γ¨ il mio indirizzo.” mi diventerebbe “[…] Del Amo boulevard settantatrebi, Γ¨ il mio indirizzo.” PerΓ², ripeto, Γ¨ un peccatuccio trascurabile.

    Brava Roby πŸ™‚

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      1. eheheheh
        Scusa se ti ho spoilerato il finale! πŸ˜‰

        … e brava ad aver risposto al mio commento, cosΓ¬ mi Γ¨ arrivata la notifica! πŸ˜‰

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