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Capitolo quindici: rispondimi.

Adam descrive se stesso come un ricco imprenditore dalle origini umili, che si Γ¨ costruito il suo impero da solo e bla bla bla, mi sta annoiando a morte. Guardo il grosso orologio che decora la parete della mia suite, ho giΓ  perso troppo tempo. Mi avvicino lentamente all’orecchio dell’uomo e gli sussurro β€œCosa ne dici di aspettarmi nella tua stanza, magari con una bella bottiglia di Champagne, mentre mi sistemo un attimo?”. Adam strabuzza per un istante gli occhi e poi trasforma il suo sguardo in quello di un felino sornione. β€œCome poter rifiutare?” Risponde alzandosi dal divanetto sul quale fino a pochi istanti prima eravamo seduti, dopodichΓ¨ esce dalla stanza richiudendosi la porta alle spalle. Uomini. Tutti uguali. Ora lo lascio respirare per ancora una decina di minuti e poi gli do il colpo di grazia. Mi ha proprio seccato con la sua personalitΓ  da β€œ-sono bravo solo io!”. Mentre aspetto di porre fine a questa orrenda serata di compleanno, esco in terrazzo e guardando le stelle fumo una sigaretta. Non ho spento candeline nΓ¨ espresso desideri, cosa potrei volere di piΓΉ dalla vita, se non essere diventata una cinica omicida? Proprio il sogno che avevo da bambina, chissΓ  cosa penserΓ  il nonno di me, non che lui sia migliore, infondo Γ¨ solo colpa sua se ho fatto questa fine. D’altra parte l’ho giΓ  perdonato, funziona cosΓ¬ l’amore, no? E quindi mi chiedo solo se lui riuscirΓ  a vedermi ancora come la sua dolce ed ingenua nipotina. Mi alzo di scatto quando percepisco della tristezza nascere in me, non Γ¨ il momento di fare la malinconica, risistemo la pistola nella fondina che tengo legata alla coscia e dopo aver fatto un bel respiro mi avvicino decisa alla porta. In corridoio la voce di Adam rimbomba β€œMa com’è successo? Amore mio stai tranquilla sto giΓ  scendendo le scale, arrivo il prima possibile! AndrΓ  tutto bene…” Origlio incollando l’orecchio alla porta, la mia vittima sta scappando, un’improvvisa ondata di rabbia mi pervade, seguita poi da un’indescrivibile sensazione di terrore, non puΓ² sfuggirmi, Don Lo Greco non accetterebbe mai un simile fallimento. Devo fermarlo, ma come? La sua voce si allontana sempre piΓΉ dal corridoio, che faccio? Dentro di me il panico prende il sopravvento, mi giro ed afferro la mia borsetta, richiudo la porta alle mie spalle e seguo l’uomo. Quando lo raggiungo all’ingresso dell’hotel ha il volto distrutto, e pensare che poco prima sembrava una pantera pronta all’agguato, ora somiglia di piΓΉ ad un cucciolo di Golden Retrievers. β€œAdam ho sentito la tua telefonata, permettimi di esserti di supporto in questo brutto momento! Cos’è accaduto?” Gli domando speranzosa che accetti il mio supporto. β€œNon ho voglia di parlarne, tantomeno con la prima sciacquetta che ho trovato in hotel, spostati!” Mi dice scansandomi brutalmente con una gomitata e senza nemmeno voltarsi sale sul taxi appena arrivato. E’ come se tutto intorno si fosse fermato, nella mia testa il silenzio totale, il mio cervello sconvolto non riesce ad elaborare alcun giudizio, percepisco solo una grossa e pesante sensazione di morsa allo stomaco ed il suono del mio cuore che batte all’impazzata. Come ha osato etichettarmi in quel modo, ma soprattutto sottrarsi dal destino che avevo in serbo per lui. Con una falcata esco dall’hotel e comincio a camminare, sui tacchi altissimi ma senza sforzo, in direzione della casa di Andy, prendo il telefono ed avvio la chiamata, Γ¨ ancora presto, non starΓ  dormendo. Percorro infiniti metri di strada su questo marciapiede che ad ogni passo risuona al di sotto di me, tre, quattro, cinque chiamate, ma quell’idiota non risponde, ormai non mi sento neppure piΓΉ i piedi, ho la pelle d’oca per l’arietta gelida della notte, percepisco il cuore in gola, vedo le macchine che sfrecciano a lato della carreggiata ed il mio abito che fluttua, saluto la parrucca nera che tolgo gettandola a lato della strada, cammino con la rabbia in mano e gli occhi pieni di lacrime, poi improvvisamente mi fermo. Charlotte, l’ho dimenticata in Hotel.

Mi attacco al campanello β€œMariani” premendolo con tutta la forza che ho ancora in corpo, alla spalla la borsa e sotto l’altro braccio la cagnolina che rilassata si lascia trasportare. Niente, nessuna risposta, con la mano libera mi tocco la fronte chiudendo gli occhi, mi guardo in giro in cerca di una panchina, non trovo neppure quella. Poso delicatamente a terra Charlotte e poi mi accascio sul freddo pavimento in marmo della piccola scalinata che precede il portone del palazzo. Slaccio prima un sandalo e poi l’altro, li prendo in mano e con rabbia li getto qualche metro piΓΉ avanti, guardo nella borsa e trovo il pacchetto di sigarette, lo apro ma Γ¨ vuoto, con cattiveria scaglio a terra anche quello, controllo il telefono ma non vi trovo alcuna chiamata. Appoggio i gomiti sulle ginocchia ed infilando il viso tra le mani scoppio in un pianto isterico. Mi sento sola, ho paura ed ho fallito, le lacrime rigano il mio volto e si schiantano sul pavimento, insieme a loro cado anche io, in un vortice di desolazione avverto il vuoto ed il freddo. Tremo e mi sento viso e mani informicolati, penso si tratti di un attacco di panico ma non riesco a fermarlo, vedo il nonno che viene ammazzato per colpa del mio fallimento, vedo la mia casa in fiamme, vedo mia madre in lacrime. Solo ora capisco cosa si prova a morire.

7 pensieri riguardo “πΆπ‘Žπ‘π‘–π‘‘π‘œπ‘™π‘œ 15

  1. Ma Charlotte non era rimasta all’hotel?

    Comunque anche tu hai un tuo stile… nel non avvisare che esce il capitolo nuovo! 🀬🀬🀬

    PS: bello pure questo! πŸ˜‰

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      1. Ah sΓ¬? Allora non ci ho fatto caso… oppure ero parecchio impegnato.
        Ok, ho recuperato. CosΓ¬ come la cagnolina! πŸ˜›

        Devi presentarmi tua mamma, così ci scambiamo i pareri! 🀣🀣🀣

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