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Capitolo 16: Tabacco e menta.

Iraconda salto a piΓ¨ pari sulla valigia appoggiata al pavimento per poi accovacciarmici sopra nel tentativo di diminuire il volume creato al suo interno dall’immensitΓ  di abbigliamento che ho deciso di farci entrare. Scomodamente e grossolanamente cerco di richiudere la zip che prontamente si incastra nel tessuto del bagaglio β€œPossa colpirmi un fulmine cosΓ¬ potrΓ² dar fine alle mie sofferenze” urlo alzando le mani al cielo, ma non basta, mi sfogo con un grido che mi da la giusta forza per sopportare la situazione e strappare del tutto la cerniera. Perfetto! Per lo meno ora non Γ¨ piΓΉ aperta per metΓ ! Rimetto i piedi a terra ed osservo la valigia in tutta la sua bellezza, implora pietΓ ! Un maglioncino lilla mi saluta dal foro che separa i due lembi della zip. In aeroporto la farΓ² incellofanare. Per praticitΓ  la appoggio sul davanzale della finestra e corro a recuperarla dal lato del giardino, sarei perfetta per una ditta di traslochi! Nel minuscolo bagagliaio della mia Spider rossa non c’è praticamente piΓΉ posto, mi innervosisco anche per questo e rabbiosa incastro a fatica il mio bagaglio. Salto in auto ed affondo il piede sull’acceleratore, sento le ruote dietro sfuggire al mio comando ma sterzo e riprendo subito la rotta, nello specchietto retrovisore vedo una nuvola di polvere alzarsi e mia madre che agita la mano fuori dalla finestra. Mi sono dimenticata di salutarla, pazienza, ci rivedremo al mio ritorno, chissΓ  quando, chissΓ  se mai ci sarΓ  un ritorno, capirΓ . Il sole si sta nascondendo dietro alla montagna e le prime stelle cominciano ad intravedersi, a tutta velocitΓ  imbocco la tangenziale per raggiungere quello che per anni Γ¨ stato il finto ufficio del nonno, di certo non si aspetta di rivedermi, cosΓ¬ come io non ho l’ho mai conosciuto davvero, cosΓ¬ Γ¨ stato altrettanto per lui. Se spera che sua nipote prenda un fottuto aereo per la California senza avergli svalangato addosso tutti i suoi pensieri si sbaglia di grosso! Penso alle parole da dirgli ed immagino tutte le sue possibili reazioni, mentre guido vedo un flash illuminare la mia auto da dietro, perfetto! A breve sarΓ  in arrivo anche una multa, non me ne preoccupo, tanto tra meno di due ore quest’auto verrΓ  abbandonata fuori dall’aeroporto, quale sarΓ  il suo destino? Forse sarΓ  simile al mio.

Rallento per poi infilarmi nel primo parcheggio libero che trovo, colpo di fortuna esattamente di fronte al bar dove il nonno sorseggia il suo aperitivo con i suoi finti colleghi, ormai la mia mente associa tutto ciΓ² che lo riguarda al falso. Un colpo di clacson per attirare la sua attenzione e la sua faccia sbalordita mi da conferma che le mie supposizioni siano valide. Alzandosi si richiude la giacca e si infila il cappello, con un cenno della mano si scusa con chi era al tavolo con lui e frugando nervosamente tra le tasche si avvicina alla mia auto senza perΓ² togliere gli occhi dal ciottolato su cui sta poggiando i piedi. Si accomoda sul sedile del passeggero togliendosi il cappello, cosΓ¬ si fa di fronte alle signore. Senza degnarmi di uno sguardo si accende l’ennesima sigaretta del giorno appoggiando il braccio fuori dal finestrino. β€œFai pure con comodo” gli dico pungente. Lui, come se nulla fosse, continua ad aspirare ed espirare guardandosi attorno β€œti ascolto” mi dice dopo qualche minuto spegnendo la sigaretta nel posacenere dell’auto. β€œPerchΓ©?” gli chiedo. β€œDimmi solo perchΓ©! Dammi solo una motivazione valida e ti prometto che saprΓ² capire!”. Estrae dalla tasca il suo pacchetto di chewing-gum Brooklyn alla menta e me ne porge una. La afferro β€œMagari per dopo, Grazie.” e la appoggio nel portaoggetti dell’auto mentre lui scarta la propria e la mette in bocca affondandoci i denti, poi mi guarda, occhi negli occhi, i miei sono socchiusi come fossero due fessure, sento solo rabbia, i suoi sono morbidi e lucidi, commossi. β€œVedi Rebecca, posso scegliere se ferirti dicendoti tutta la veritΓ  oppure se ferirti rimanendo in silenzio. A priori, qualunque cosa io faccia sarΓ  come infilarti una lama nel petto, con la sola differenza che in uno dei due casi la tua mente rimarrΓ  del dubbio e non avrΓ  nulla da ricordarti ogni giorno se non di questo silenzio. Perdonami, ma non ti dirΓ² niente di piΓΉ di ciΓ² che giΓ  sai, cosΓ¬ forse tra un po’ di tempo metterai un cerotto sopra il cuore senza essere tormentata da fantasmi mentali a causa mia.” dice sfiorandomi la mano, io la ritraggo prontamente. β€œSe lo dici tu!” gli sussurro all’orecchio gelidamente. β€œOra se vuoi scusarmi ho un aereo da prendere!” Mi sporgo appoggiandomi su di lui per aprirgli la portiera da dentro, e per inalare a sua insaputa, forse per l’ultima volta, il suo buonissimo profumo Aqua di Parma mischiato a quello del tabacco e della menta. Mi risollevo e fisso il mio sguardo sulla strada di fronte a me, con le mani ferme sul volante ed il piede che gioca con l’acceleratore aspettando solo il momento di lasciare andare la frizione. β€œCiao cuore mio!” mi dice il nonno scendendo. Non ricambio il saluto e parto a tutto gas, ho giΓ  perso e perderΓ² molto tempo a causa sua, inoltre quell’idiota pelato che hanno assunto come mio babysitter sarΓ  giΓ  in aeroporto ad aspettarmi.

Parcheggio praticamente di fronte all’ingresso dell’aeroporto, oggi sono fortunata, solo in questo. Rovescio l’intero contenuto del portaoggetti dell’auto all’interno della mia borsetta, scarico le valigie appoggiandole a terra e chiudendo l’auto mi guardo intorno. Un ragazzo di poco piΓΉ di vent’anni passandomi accanto osserva il mio mezzo con curiositΓ  ed un brillio negli occhi, poi mi sorride. Ricambio lo sguardo infilando una mano nel vano della portiera, poi gli porgo il libretto dell’auto all’interno del quale ho inserito il numero di un notaio da contattare per fare il passaggio di proprietΓ . β€œTe la regalo! A me non serve piu, non dimenticarti le chiavi!” gli porgo quest’ultime e afferrando una delle valige mi dirigo verso la porta d’ingresso. Il ragazzo incredulo mi guarda, β€œCosa aspetti? viaggia che Γ¨ un piacere!” Nel frattempo il mio Babysitter Andy mi raggiunge recuperando gli altri bagagli che mi sono lasciata indietro. Mi volto e vedo l’auto allontanarsi. Di fronte a me c’è una nuova vita, questa vissuta fino ad oggi Γ¨ appena finita.

β€œTesoro tutto bene? Tesoro?” La dolce voce di una donna anziana mi risveglia, mi sento indolenzita ed i miei occhi non ne vogliono sapere di aprirsi, li stropiccio un po’ con le mani. C’è odore di pioggia e di asfalto bagnato, sento un po’ freddo. Il caloroso sorriso della signora dai capelli bianchi e gli occhi chiari che mi osserva mi riscalda un poco, lo ricambio subito, Γ¨ l’unica cosa che mi Γ¨ rimasta di tutto ciΓ² che ero. β€œTranquilla signora, sto bene, aspetto un amico!” Anche Charlotte, la cagnolina di Andy mi da il buongiorno leccandomi una mano. Forse non stavo realmente dormendo, o qualunque cosa fosse non era certo un sogno, lo rivivo spesso quel momento. La signora mi porge le scarpe che qualche ora prima avevo lanciato piΓΉ in lΓ  sul vialetto che accompagna all’ingresso, la ringrazio e me le infilo, recupero la borsa e con Charlotte mi avvio verso casa. ChissΓ  dov’è finito quel disgraziato del mio β€œBabysitter”, forse col tempo ci siamo invertiti i ruoli. ChissΓ  dove sarΓ  ora il nonno, starΓ  bene?

Quel che resta
di un cuore a terra
Γ¨ una manciata di sorrisi
a chi incontra per strada.
Inerme,
mentre la vita gli scorre accanto
scalfito dalla pioggia
attende un battito.
Quel che resta
di un sogno
Γ¨ nel portaoggetti dell’auto,
accanto ad una Brooklyn,
in uno sguardo fugace
ma eloquente.
Dove saranno ora
le cose mai dette,
torneranno mai,
per colmare il vuoto
che hanno lasciato?
Quel che resta
di un’anima fragile
Γ¨ una poesia
in cui c’e da leggere
il silenzio
tra le righe.

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