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Capitolo cinque: Musica a tutto volume.

Mentre parcheggio l’auto di fronte al portone d’ingresso del condominio in cui vivo stando attenta a non coprire del tutto le strisce pedonali che ho di fronte, sento le mie vicine spettegolare, da un balcone all’altro, ancora sullo stesso argomento di cui hanno parlato per piΓΉ di un’intera settimana: l’assassinio dell’avvocato. Non le sopporto piΓΉ, cosa ci sarΓ  mai da dire ancora? Per fortuna a breve riceveranno un’altra interessante notizia che le farΓ  del tutto dimenticare questa. Le ascolto e nel frattempo impreco tra me e me perchΓ¨, come al solito, le chiavi di casa sono finite sul fondo dell’enorme borsa che, a detta di quella commessa che me l’ha venduta, dovrebbe essere piΓΉ che pratica per merito delle innumerevoli tasche al suo interno. Io da allocca le ho pure creduto. Continuo a mescolare il contenuto ed a tastarne la consistenza senza riuscire a guardarci dentro, perchΓ¨ se con la mano destra sono intenta a ricercare tesori nascosti, con la sinistra sorreggo un’enorme vaso contenente uno splendido mazzo di fiori. Ormai il peso Γ¨ insostenibile, appoggio poco elegantemente il piede al portone per aiutarmi a sorreggerlo con il ginocchio. Il telefono comincia a vibrare. Pure questa adesso? Ahrgggg non potrei, anche solo per un giorno, vivere senza intoppi?. Il cellulare vibra insistentemente e, fatalitΓ , mi capita in mano mentre continuo la perlustrazione. Scorro con il dito lo schermo per rispondere ed appoggio il telefono, come al solito, tra spalla ed orecchio. β€œ-addirittura da un’auto in corsa, Becca!!??” La voce assordante ed entusiasta di Andy mi sfonda un timpano. β€œAndy non Γ¨ un buon momento ti richiamo dopo e comunque era un taxi grazie ciao!” rispondo tutto d’un fiato ma lui, che non si da mai per vinto, ribatte β€œCome non Γ¨ un buon momento!? Come… era un taxi!?” esclama sbalordito. β€œTroppe domande Andy!” bisbiglio sottovoce alzando lo sguardo verso i balconi delle pettegole, mentre ormai la mia rotula sta uscendo dal tendine a cui appartiene. β€œ-dimmi cosa vuoi, dai, veloce!” proseguo il discorso, questa volta alzando il tono per non insospettire troppo quelle due, β€œPer la miseria, Becca! Lo sai cosa voglio, e dopo questa non ho piΓΉ dubbi! Voglio sposarti! Sposami Becca!” urla lui divertito. β€œAncora con questa storia?” ribatto esasperata β€œNon sei il mio tipo! Fattene una ragione! Ti saluto, buon pomeriggio!”. Con la voce, Andy, finge sconforto β€œah, e mi lasci cosΓ¬, con il cuore spezzato? Mettiti una mano sulla coscienza…” mi implora. β€œ-non ho una coscienza, Andy! E’ una cosa che ho perso parecchio tempo fa! Dovresti saperlo bene, tu!” concludo e mentre lui scoppia in una delle sue fragorose risate, gli riattacco il telefono in faccia senza salutare. Non Γ¨ proprio il momento giusto per vantarmi di quello che ho combinato solo due ore fa. Finalmente riesco a trovare queste maledette chiavi! Adesso devo solo farmi tre rampe di scale con questo Baobab floreale in mano e poi posso rilassarmi, direi che oggi mi aspetta il divano, con l’attivitΓ  fisica e con l’adrenalina sono a posto. Che puzza di bruciato che c’è in questo appartamento! Ci risiamo, quella pazza del piano di sopra avrΓ  nuovamente dato fuoco all’arrosto! Eppure il tanfo non mi ricorda il profumo di brace, piuttosto ha come un retrogusto di plast… oh mio Dio ho lasciato la piastra per capelli appoggiata alla tovaglia cerata dimenticando di spegnerla! Ora ha un buco, e pure il tavolo sottostante porta i segni di questa mia mancanza di attenzione. Basta, non ne posso piΓΉ, afferro il filo e lo tiro strappandolo letteralmente dalla corrente, poi mi volto e mi lancio sul divano coprendomi la faccia con un cuscino per soffocare un urlo. Che vita di merda! 
Cerco di rilassarmi ma il pensiero degli eventi della mattina continua a tormentarmi, forse è il caso che ne prenda atto e che cominci a metabolizzarli, così decido di arrendermi e di permettere al mio cervello di raccontarmi ciò che lo turba.

Sono le otto e diciassette minuti di questo mercoledΓ¬ mattina che vorrei non cominciasse mai, guido il mio Defender 90 in direzione della stazione dei treni, dove teoricamente dovrei trovare quel tassista indiano sempre allegro che si presta ad ogni mia richiesta, anche la piΓΉ strampalata, senza nascondere di farlo perchΓ© sono una bella donna, mi pare che si chiami Dinesh. Parcheggio l’auto e raggiungo velocemente l’ingresso della stazione dove solitamente trovo decine di taxi schierati nell’attesa di trasportare qualcuno. Cammino perlustrando l’autista di ognuno, ed ogni volta che scopro che non si tratta di lui, prendo un colpo al cuore. Diner o come cavolo ti chiami, dove sei? proprio oggi che ho estrema necessitΓ  di trovarti! Proseguo la ricerca quando, probabilmente ascoltata da un orecchio divino, lo vedo arrivare con i finestrini abbassati mentre sventola platealmente il suo braccio per attirare la mia attenzione. Ti ringrazio, chiunque tu sia, affermo ad alta voce guardando verso il cielo. β€œEccola la mia amica bellissima, come stai cara ragazza?” mi chiede con il suo spiccato accento indiano e con gli occhi che brillano. β€œBenissimo amico mio! Ti ho portato quel libro che mi avevi detto sarebbe piaciuto molto a tua moglie!” gli dico estraendo dalla borsa un pacchetto regalo β€œGrazie! Grazie! Come hai fatto a trovarlo?” mi chiede con gli occhi sempre piΓΉ lucidi β€œUn amico!” gli rispondo, e nel frattempo salgo nel taxi. β€œSai che aspetto sempre e solo te, Dinesh! Oggi devo andare ad un importante appuntamento di lavoro, e per rilassare i nervi ho proprio bisogno della tua musica allegra e divertente! Potresti portarmi a Carthay Square? Poi quando siamo lΓ¬ ti indico io la strada!” domando cortesemente, di risposta lui alza il volume delle casse alla massima potenza ed accelera urlando fuori dal finestrino β€œSu le mani tutti per Ganesh!”. Secondo i miei calcoli, impiegheremo all’incirca tredici minuti per raggiungere il bar con i tavoli all’esterno a cui, per la colazione, saranno accomodati Andy e quel pezzente che tutti considerano filantropo, il cui nome appare su tutte le reti nazionali praticamente ogni giorno: il Dottor Foster. Bella maschera che Γ¨ riuscito a costruirsi: di giorno fa generose donazioni ad enti benefici per apparire agli occhi di tutti un uomo di gran cuore, ma poi di notte compra illegalmente droga ed armi da rivendere nei paesi poveri. Guardo l’orologio, ormai mancano solo una manciata di minuti prima di passare davanti al locale dove quei due staranno sorseggiando il loro caffΓ¨, il traffico Γ¨ parecchio scorrevole, guardo nello specchietto retrovisore del taxi ed incrocio per un istante lo sguardo allegro del mio amico conducente β€œVai, Dinesh, manca poco, voglio che tu mi faccia saltare in aria le orecchie con questa canzone che mi sta piacendo un sacco!!” lo esorto, e lui non si tira indietro. Il volume della musica Γ¨ talmente alto che potrebbero sentirlo a cinquanta metri di distanza, galvanizzata dal ritmo incalzante della melodia indiana, avvito il silenziatore al mio solo ed unico amore, la mia pistola, e mentalmente faccio il conto alla rovescia, respirando molto lentamente per calmare la tensione. Il taxi procede indisturbato la sua corsa, da lontano, come da accordi prestabiliti, intravedo Andy ed il suo accompagnatore, seduti al tavolo piΓΉ laterale del bar, sotto un grosso ombrellone che li ripara dal sole. Sbircio furtivamente lo specchietto retrovisore del mezzo a cui sono a bordo per controllare che l’autista sia concentrato su tutto ad esclusione di me, perfetto, sta canticchiando la canzone, velocemente alzo la pistola, prendo la mira, e sparo un unico colpo. La scena, improvvisamente, mi pare si svolga a rallentatore: il taxi avanza mentre dal finestrino parte una pallottola che viaggia in direzione del Dottor Foster, tra noi non ci sono ostacoli, solo spazio, aria e velocitΓ . Una manciata di secondi dopo vedo Andy alzarsi di scatto, colpito dagli schizzi di sangue che fuoriescono dal cranio dell’uomo con cui stava banchettando fino a pochi istanti prima. L’intero locale Γ¨ in subbuglio, lo noto sporgendo il viso al di fuori del finestrino ed alzando le braccia al cielo come per danzare insieme al vento, mossi dal ritmo allegro del pezzo musicale che accompagna il nostro viaggio. Dinesh non si Γ¨ accorto di nulla, mi avvicino al suo orecchio ed urlo ” tra un chilometro svolta a destra, siamo arrivati!. β€œPeccato, mi stavo divertendo” risponde lui. Davvero un peccato, si, anche io avrei proseguito questo viaggio, senza perΓ² voltarmi mai piΓΉ, senza tornare indietro, con una sola destinazione: il piΓΉ lontano possibile da qui. Ma ci sono cose che al momento risultano impossibili, purtroppo. Il taxi accosta ed io scendo ringraziando amorevolmente il mio inconsapevole complice per il bel momento che mi ha fatto trascorrere. Cammino lentamente, in direzione della fermata dell’autobus, non c’era nessuna riunione di lavoro ad aspettarmi, solo un compito da eseguire, i mezzi pubblici sono perfetti per nascondersi da occhi indiscreti e per riflettere guardando al di fuori di quelle grandi vetrate che hanno come finestrino.

Sospiro ricordando il panorama della grande cittΓ  vista dallo scomodo sedile di quell’autobus malconcio, e voltandomi il mio sguardo cade sull’enorme vaso di fiori che mi sono portata in casa. Sean e le sue stupide lotterie serali. A chi andrΓ  questo pesantissimo e scialbo premio? Non avrΓ² nemmeno il tempo di esserne curiosa, la festa comincia con un aperitivo tra meno di quattro ore. Ora perΓ² ho bisogno di dormire, all’abito giusto ci penserΓ² piΓΉ tardi.

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