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Capitolo sei: Il rumore delle onde

Accendo la Tv per avere un po’ di β€œcompagnia” mentre mi preparo per raggiungere la serata di beneficienza organizzata al locale da Sean. Sullo schermo appare il faccione imbarazzato di Andy che viene intervistato dai giornalisti, le notizie volano, lui mi starΓ  odiando! In televisione la sua pelata sempre lucida riflette ancor piΓΉ che di persona, mi accerterΓ² di dirglielo, sicuramente gli farΓ  piacere saperlo! Cambio canale, una signora con i capelli rossi spiega come realizzare un piatto Thailandese, passo a quello successivo, immagini del bar al quale Γ¨ stato commesso il delitto, premo ancora il pulsante del telecomando, un poliziotto dice al cameraman che lo sta filmando di allontanarsi. Alle sue spalle niente di meno del mio amico detective che gesticola furiosamente con un agente. ChissΓ  perchΓ¨ questa cosa non mi stupisce. Spengo. Forse Γ¨ meglio restare in silenzio. Questa gonna Γ¨ troppo corta… un metro e settantadue centimetri di altezza con dieci in piΓΉ di tacco forse sono abbastanza per farsi notare, meglio optare per un jeans nero skinny che valorizza il mio fisico asciutto ma senza esagerare. T-shirt bianca con lo scollo a V e sono pronta. Manca solo uno spruzzo di profumo, e poi posso scendere le tre rampe di scale del condominio trasportando quel vaso abominevole, nella speranza di non romperlo insieme alla mia caviglia.

Sterzo ed imbocco la viuzza che porta al retro del locale in cui lavoro β€œCrazyCoffee”, solo un idiota come Sean avrebbe potuto scegliere un nome di cotanta banalitΓ . Arriccio il naso quando mi da il benvenuto la puzza di cassonetto, sento perΓ² della bella musica arrivare dall’interno del bar, il Dj fortunatamente se la cava bene, sporgo la testa dal finestrino per cercare di guardare di chi si tratta… Sbam!! Mi sento tirare verso il volante, e poi di nuovo indietro attaccata al sedile. Ho preso in pieno un palo della luce mentre facevo la retromarcia. Ma come ho fatto a non sentire il segnale che mi stava dando l’auto? Il vaso sarΓ  sopravvissuto all’impatto? Scendo e mi affretto a controllare aprendo il portabagagli ammaccato. Per fortuna l’avevo legato con una fune ai sedili. Solo i fiori sembrano aver avvertito la botta, poco male dai. β€œSean!!! Susanneeee! Sono arrivata!!!!” Urlo infilando la testa nella finestra del bar, facendo cdi conseguenza voltare metΓ  degli ospiti a guardarmi. Saluto agitando energicamente il braccio e sfoggiando un enorme sorriso, i soldi investiti da papΓ  in apparecchi ortodontici vari sono stati spesi bene! 

Mi infilo il grembiule e sono pronta per animare la serata! Alle mie spalle lo striscione β€œDrink all’asta”, poco piΓΉ a destra il Dj set, sulla sinistra un immenso buffet che ho avuto l’accortezza di assaggiare meticolosamente e di fronte a me, appoggiati sul bancone, calici ripieni di cannucce lunghissime e di ombrellini ed un cesto contenente simpatici gadget con cui gli ospiti potranno divertirsi a scattare foto dell’evento. Preparo il primo cocktail e grido β€œMoscow Mule dieci dollari, chi offre di piΓΉ?” ed alzando il braccio mostro la mia opera servita nel boccale di rame come da tradizione. β€œQuindici” urla un ragazzo alzandosi di scatto dalla sua sedia. β€œVenti dollari!” ribatte l’amica che siede al suo stesso tavolo. β€œVenticinque!” Afferma un quarantenne vestito di tutto punto. Non faccio in tempo a chiedere chi offre di piΓΉ che un’altra voce annuncia β€œTrentacinque!”. E’ la voce di Brendon. β€œAggiudicato per trentacinque dollari a questo elegantissimo signore!” Dico concludendo la prima di una lunga sessione di aste mentre lui si avvicina sorridendo. β€œTi ho portato un pensiero per questa serata” mi dice porgendomi la scatola contenente una bottiglia di liquore al mirto di Sardegna. β€œQuesta ce la beviamo dopo, per festeggiare il successo di stamattina!” mi sussurra appoggiando cinquanta dollari sul bancone, β€œTenete il resto, quei bimbi dell’ orfanotrofio ne hanno di certo piΓΉ bisogno di me!” conclude facendomi l’occhiolino e se ne va verso il centro del locale dove giΓ  alcune persone ballano. Tra un cocktail e l’altro rido e ballo alzando le braccia, facendo giravolte, buttandomi in pista, ma tutto mi sembra ovattato, il regalo di Brendon mi ha riportato ad una di quelle serate che capitavano spesso in estate, a casa del nonno…

Siedo sul dondolo che la nonna ha fatto mettere sotto il portico della grande villa in pietra in cui vivo con i miei genitori ed i nonni paterni. L’aria Γ¨ fresca mentre ammiro il tramonto che questa sera tinge il cielo di rosa e di azzurro, mi culla il suono delle onde che si infrangono sulla scogliera a qualche metro di distanza. Il nonno ha voluto costruire la sua casa a pochi passi da uno strapiombo, al di sotto del quale dimora il mare, la spiaggia invece si raggiunge in cinque minuti a piedi, passeggiando tra qualche arbusto e poi discendendo una romantica scalinata in legno che collega la sporgenza rocciosa all’arenile. QuΓ¬ in Sardegna il mare Γ¨ sempre splendido ed il luogo in cui viviamo, abbastanza distanti dalla civiltΓ  da non accusarne il peso, Γ¨ affascinante per il suo essere selvaggio ma allo stesso tempo accogliente. Il nonno si avvicina porgendomi un bicchierino di liquore al mirto, lo guardo perplesso β€œNonno, non abbiamo ancora cenato! Sono solo le otto ed un quarto!” gli dico sorridendo. β€œ Ed a chi importa? Qui in questa casa non esistono stupide regole, si fa quello che si vuole, nel rispetto degli altri ovviamente, e poi Γ¨ sempre il momento perfetto per me, per stare con la mia nipotina!” dice dandomi un bacio sulla testa. Allenta il nodo della cravatta e rilassandosi beve il primo sorso, Γ¨ appena rientrato a casa dal lavoro, lavora sempre, tutti i giorni, la mattina si alza e va nel suo ufficio dove rimane fino alle sette e trenta di sera, poi quando rientra a casa appoggia la sua valigetta all’ingresso, toglie scarpe e calze e scalzo esce in giardino per passare del tempo con me, oppure si fa una lenta camminata verso la spiaggia. Il nonno, Vincenzo Visentini, Γ¨ l’uomo piΓΉ elegante che io conosca, porta i capelli neri sempre ben pettinati all’indietro, il viso sempre rasato, abito classico e camicia con cravatta vengono tolti solo ed esclusivamente per dormire, le scarpe sempre impeccabilmente pulite e lucide. Mi prende la mano e la stringe, la mia Γ¨ piccola in confronto alla sua, la sua la riconoscerei ovunque ma non solo per merito del grosso anello d’oro che indossa da che ne ho memoria. Poco tempo dopo la nonna ci chiama per annunciare la cena che verrΓ  servita nella grande terrazza che affaccia sul mare. β€œNonno non vedo l’ora che tu vada in pensione per farti indossare un paio di jeans e portarti con me in giro per il mondo!” dico mentre lo afferro per un braccio e lo tiro per farlo alzare dal dondolo β€œIl mio non Γ¨ proprio un lavoro che prevede la pensione!” risponde dispiaciuto. Ceniamo e poi, insieme alla nonna, ci accomodiamo sulle sdraio in legno che abbiamo in giardino, chiacchieriamo delle prossime vacanze e guardiamo le stelle, al nonno piace inventare nomi di nuove costellazioni, mentre io non abbasso mai lo sguardo nella speranza di vedere una stella cadente per poter esprimere il mio piΓΉ grande desiderio…


Il fracasso che stanno facendo quattro ragazzi, di cui uno in piedi sul tavolo, mi riporta alla realtΓ ! Sean cerca gentilmente di esortarlo a scendere, ma non viene degnato nemmeno di uno sguardo, anche questa volta tocca a me intervenire β€œSu le mani e giΓΉ dal tavolo! Su le mani e giΓΉ dal tavolo! Su le mani e giu dal tavolo!” raggiungo il gruppetto urlando questo β€œinno” a squarciagola ed innescando un flashmob dove metΓ  del locale inizia ad imitarmi, fortunatamente il ragazzo sembra cogliere il messaggio, ed aiutato da altri due brilli compari, scende incolume da quel palcoscenico improvvisato. Se fosse caduto rompendosi l’osso del collo sarebbe stato un bel problema, non vorrei mai dare altro lavoro al povero detective Evans, che avrebbero di certo mandato per verificare lo svolgimento dei fatti! A proposito di lui.. chissΓ  cosa starΓ  combinando…

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