π‘¨π’π’•π’“π’‚π’„π’Šπ’•π’†

Ci guardammo negli occhi.

In quell’istante mi risultΓ² impossibile non porgergli il mio cuore.

Tra le mie mani era duro e scuro, come antracite, come carbone rimasto nascosto per un tempo indefinito.

Lui, sfiorandomi delicatamente, lo prese e lo accarezzΓ³. β€œLe cose cambiano”, mi disse, accorgendosi che al tocco delle sue dita cominciava a sbriciolarsi.

β€œLe cose non vanno sempre come dovrebbero andare” risposi, rubandoglielo dalle mani, in un bagliore di luciditΓ .

Ma fu comunque troppo tardi. Il mio cuore aveva cominciato ad ardere, acceso dalla scintilla che vidi nei suoi occhi. Sapevo da sempre che un giorno me ne sarei dovuta andare eppure avevo deciso di illudermi di poter restare.

Guardai ciΓ² che stringevo tra le mani e capii che non ci sarebbe stata altra fine, per me, se non quella di permettere al tempo di ridurre la mia anima in cenere.


π‘¨π’π’•π’“π’‚π’„π’Šπ’•π’† Γ¨ un racconto di pura fantasia nato nella mia mente in una delle tante sere d’estate che trascorrevo in terrazza quattro anni fa. Racconta di una donna costretta ad essere ciΓ² che non rispecchia la sua anima, per amore di una persona a lei cara.
Per quanto tempo riuscirΓ  a fingere di essere qualcuno che non Γ¨, prima di diventarlo davvero, quel qualcuno?

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