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Capitolo nove: Casa D’Onore

Approfitto del fatto che Andy si sia messo a sistemare il computer di Brendon per sedermi a bordo piscina e rilassarmi con i piedi immersi nell’acqua, Γ¨ proprio bella la luna questa notte, cerco di rilassarmi ma il ricordo che poco prima ha invaso la mia mente pare non voglia andarsene…


Sono le otto e trenta circa, di una delle tante sere di settembre passate come sempre nella nostra villa in sardegna. Fuori pioviggina, osservo la pioggia cadere mentre ascolto distrattamente il notiziario che stanno dando in Tv, la nonna rimane sempre sconvolta quando sente parlare di rapimenti, e come tutte le volte non tarda ad esprimere la sua opinione in merito al potere del Dio denaro ed a quello che comporta esserne vittima. Oggi Γ¨ particolarmente iraconda perchΓ¨ ad essere stato rapito Γ¨ il sindaco della nostra cittΓ , Alghero. Quest’uomo, a detta della nonna, non solo si sta occupando da anni di manterene ordine e giustizia quΓ¬ in questo luogo, ma si Γ¨ pure dimostrato di gran cuore attraverso le innumerevoli opere di beneficienza che ha organizzato e finanziato. “Un’altra notte passata insonne per i famigliari di Enzo Serra, sindaco della cittΓ  di Alghero, che da ormai sette giorni risulta sparito dalla circolazione, tutte le forze dell’ordine sono state coinvolte nella sua ricerca, il Detective Pirra dichiara di avere sospetti che la suddetta faccenda sia piΓΉ di una semplice sparizione, ritiene che a breve la famiglia possa ricevere una telefonata con la richiesta di riscatto da parte di ipotetici rapitori…” La voce della giornalista Γ¨ cosΓ¬ stridula che attira la mia attenzione, ma solo fichΓ¨ il telefono di casa non comincia a squillare.. “Casa Visentini…” risponde il nonno “..Ah, si, assolutamente, datemi il tempo di arrivare… a tra poco!” conclude frettolosamente la telefonata e con altrettanta foga indossa le scarpe giΓ  pronte all’ingresso, soprabito e cappello, “Imprevisto sul lavoro! Torno il prima possibile, questi stagisti disattenti…” bofonchia il nonno lasciando sbattere la porta che si richiude alle sue spalle. Che strano atteggiamento, dev’essere una cosa molto urgente, di solito rimanda sempre tutto a domani, strano poi che abbiano chiamato direttamente a casa, mi alzo per prendere un bicchier d’acqua in cucina, che tempaccio! Spero che il nonno non corra con l’auto. Bevo e mentre rifletto su quanto saranno noiose le serate autunnali che stanno per arrivare noto che il nonno ha dimenticato la sua sacra valigetta da lavoro, sicuramente ne avrΓ  bisogno. Mi affretto ad infilare le scarpe da ginnastica, e seppur sia giΓ  in pigiama mi precipito verso la mia auto per raggiungere il nonno, non dovrebbe essere andato lontano! “Porto la valigetta al Nonno, se l’Γ¨ dimenticata!” annuncio, ma pare che per i miei coinquilini il telegiornale sia ben piΓΉ interessante di ciΓ² che gli ho appena detto. Avvio il motore della mia auto ed imbocco il viale per dirigermi in tangeziale, dove dovrei in qualche modo identificare e raggiungere il mio sbadato nonno. La pioggia cade fitta, spengo la radio perchΓ¨ ho bisogno di concentrazione, c’Γ¨ buio, tutte le auto mi sembrano identiche, fortunatamente ce ne sono poche, c’Γ¨ un semafoto rosso, laggiΓΉ, spero che sia riuscito a far fermare anche la sua auto. Eccola, la vedo, Γ¨ tre macchine piΓΉ avanti della mia, la riconosco perche supera di trenta centimetri tutte le altre, Γ¨ un Suv grigio della Porsche. Scatta il verde, il traffico avanza, inspiegabilmente perΓ² il nonno svolta a sinistra, e poco dopo subito a destra, imboccando una strada di periferia, che abbia sbagliato? Non credo, dove diavolo sta andando? La faccenda comincia a destare in me una strana sensazione, come di sospetto e di paura, non posso fare inversione e tornare a casa facendomi i fatti miei, ogni singola cellula del mio corpo mi dice di seguirlo, e cosi, a debita distanza lo faccio. La strada non Γ¨ piΓΉ asfaltata, si trasforma in uno sterrato, in giro pare non esserci anima viva, ma per essere certa di non essere vista spengo i fari, spero che non mi accada nulla di brutto, questo posto mi fa venire i brividi. Alla fine di questa interminabile strada di campagna si scorge un casolare di medie dimensioni, apparentemente disabitato, di fronte al quale vedo il nonno accostare. Parcheggio a lato della strada e spengo il motore dell’auto, prendo la valigetta ed il piΓΉ silenziosamente possibile mi avvicino all’abitazione, nascondendomi dietro ad un grosso cespuglio che trovo a qualche metro di distanza dalla porta d’ingresso, per poter osservare meglio la situazione. L’uomo col quale fino a pochi istanti prima stava discutendo il nonno, lo fa accomodare, vedo una luce accendersi all’interno del cascinale e pochi istanti dopo spegnersi, devono essersi spostati nella taverna, non vedo altre lampade illuminare gli ambienti. Il piΓΉ silenziosamente possibile costeggio il perimetro della casa, ma quanto pesa questa valigia? C’Γ¨ un forte odore di umiditΓ  e di terra bagnata, le mie scarpe sprofondano nella fanghiglia che si Γ¨ formata a causa della pioggia, il pigiama che indosso Γ¨ praticamente fradicio come i miei capelli, ed il freddo si sta impossessando delle mie ossa cosΓ¬ velocemente da non riuscire a smettere di tremare, o forse Γ¨ la tensione? Sento dei rumori provenire da quello che puΓ² ricordare un fienile, posto a pochi metri dal retro della casa, forse il nonno Γ¨ stato accompagnato lΓ¬, ma cosa ci fa in questo postaccio? Come faccio a guardare cosa sta succedendo all’interno? Non ci sono finestre, guardo in alto, poi a lato, ed infine mi accorgo della presenza di una cisterna con una scaletta che potrebbe rendermi piΓΉ facile l’arrampicata sul tetto, appoggio dunque la valigetta a terra e mi avvicino, per intraprendere questa scalata che per un istante mi fa sentire come se fossi in un videogioco, purtoppo perΓ² non c’Γ¨ alcuna finzione qui. Sul tetto ci sono sei abbaini da cui fuoriesce una fioca e fredda luce al neon, strisciando per non fare il minimo rumore, mi affaccio sul primo di essi, quello che trovo aperto nonostante la pioggia. “Allora cosa vogliamo fare? Mi sembra che Lei non abbia ancora recepito il messaggio, se ci tiene a tornare vivo dai suoi famigliari, Γ¨ meglio che si decida a darci il codice di quella benedetta cassaforte! Carlo, rinfresca un po’ la memoria al nostro amico qui, senza farti scrupoli, alzalo al massimo quel taser” quando sento la voce del nonno proferire queste parole il mio cuore si arresta e l’aria si fa come rarefatta. Sento il rumore della scossa provocata dalla pistola elettrica che questo, a me sconosciuto, Carlo ha diretto addosso all’uomo che per quel che riesco a vedere si trova legato ed imbavagliato attorno ad un palo, le sue grida sono cosΓ¬ forti che mi gelano il sangue, seppur abbia la bocca tappata. Mi sporgo piΓΉ avanti, infilando la testa completamente nell’abbaino per riconoscere immediatamente il volto della vittima, il Sindaco Enzo Serra! Non voglio crederci, Γ¨ stato rapito veramente, ed io sono qui, con i rapitori, il cui mandante a quanto pare Γ¨ proprio mio nonno! Un brivido di terrore percorre il mio corpo ed uno spasmo involontario attraversa la mia gamba facendola muovere senza il mio controllo, di conseguenza colpisco con il piede una tegola che si stacca dal tetto e precipita verso terra rimbalzando prima su di un porta attrezzi in ferro situato al di fuori del fienile, per poi raggiungere il terreno distrutta in vari pezzi. “Carlo, Igor!” il nonno schiocca le dita ed i suoi assistenti, chiamiamoli cosΓ¬ per gentilezza, si precipitano uno appena fuori dalla porta del fienile, e l’altro arrampicandosi su quel che resta di un vecchio ponteggio raggiunge velocemente l’abbaino piΓΉ vicino, lo apre e ci si arrampica. Sono spacciata, adesso mi faranno fuori, cosa faccio? Cosa faccio? “Mani in vista, criminale!” la voce di un uomo mi intima di alzare le mani, accompagnata da uno sparo verso il cielo. “Non fatemi del male, stavo solo cercando mio nonno…” rispondo piagnucolando. Il burbero uomo mi afferra bruscamente per un braccio e mi strattona, fino a farmi calare nel buco dal quale era fuoriuscito, ed in un attimo sono faccia a faccia con il sindaco che mi osserva esterrefatto, ho il terrore di alzare lo sguardo, tengo gli occhi chiusi nella speranza che sia tutto solo un brutto incubo, ma una mano delicata mi sfiora il mento e mi costringe ad avere un contatto visivo con chi mi sta accarezzando. I miei occhi si specchiano in quelli dell’uomo che ho amato piΓΉ di chiunque altro in vita mia. “Becca, ma cosa…” il nonno mi osserva con gli occhi lucidi, sento il suo dispiacere, ma la mia rabbia esplode e con la mano gli do uno schiaffo sul viso, lui resta immobile e sussurra “Hai ragione…”. Una voce mai sentita prima si esprime “Facciamola finita, chi Γ¨ questa ragazzina e cosa ci fa quΓ¬?” un uomo, che fino a quel momento era rimasto in disparte ad osservare la scena si avvicina a noi, “Vincenzo, queste cose sai come vanno a finire, avresti dovuto prestare attenzione…” si rivolge pacatamente al nonno alzando il braccio e puntandogli la pistola alla fronte. “No!! E’ solo colpa mia! Sono io che avrei dovuto farmi i fatti miei, La prego, deponga l’arma, mi dica cosa posso fare, tutto quello che vuole, ma La prego, risparmi la vita a mio nonno” grido in lascrime guardando l’uomo dritto negli occhi, di risposta lui ricambia e punta la pistola verso la mia fronte. “Ci farebbe comodo una figura femminile, seppur non sia propriamente consentita dal regolamento, ho qualche faccenda da sistemare, ci sarebbe un interessante e perfetto lavoretto da farti fare, nessuno sospetterebbe di te. Da domani comincerai l’addestramento, nessun passo falso, o faccio saltare le cervella a tuo nonno ed a tutta la tua famiglia, Γ¨ chiaro Ragazzina?” mi dice l’uomo gettandomi nel panico piΓΉ assoluto. “Si, Signore!” rispondo, comprenderndo di non aver piΓΉ alcuna alternativa. ” Don Francesco Visentini, un bel modo per presentarsi, sono tuo zio, e ti do il benvenuto in famiglia, questa nostra e segreta famiglia della mafia, “Casa D’Onore”. Ovviamente nessuno dovrΓ  sapere che sono ancora vivo, guardati bene dal tenere la bocca chiusa. Ed ora vΓ , tornatene da dove sei venuta, mi farΓ² sentire io.” Il nonno continua a fissarmi con il suo sguardo estremamente dispiaciuto mentre io mi alzo, raddrizzo la schiena, ed a testa alta varco la soglia della porta che mi permette di andarmene da quell’orribile posto “La valigetta Γ¨ quΓ¬ fuori, se la cerchi” dico uscendo, e senza piΓΉ voltarmi torno all’auto che avevo lasciato poco piΓΉ avanti, a lato della strada.


Una mano mi sfiora la spalla, Andy si siede di fianco a me, sul bordo della grande vasca in cui ormai chissΓ  da quanto tempo sto immergendo i piedi. “Tutto bene?” mi chiede dolcemente “Si, solo un brutto ricordo…” rispondo. “Vuoi fare un altro bagno per rinfrescarti le idee?” mi chiede sorridendo. “Non ci penso nemmeno!” affermo alzandomi di scatto e scappando il piΓΉ lontano possibile..

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