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Capitolo uno: Guardami negli occhi.

Era a destra o a sinistra? In questo quartiere le vie sembrano tutte identiche. Svolto a destra, casa gialla, casa con i cerbiatti finti in giardino, casa di pietra, casa rossa con il portone di legno scuro, ho svoltato ancora nella direzione sbagliata. La strada scorre sotto le grosse gomme del mio Defender 90, avrei dovuto mettere quel dannato navigatore, eppure ero convinta di saper giungere a destinazione senza problemi, tante sono state le volte in cui mi sono appostata fuori da quella casa. Svolto a sinistra, la riconosco, e’ questa la via. Accelero ed insieme alla velocitΓ  dell’auto aumenta anche quella del battito del mio cuore, inspiro ed espiro, inspiro ed espiro, sento la mente svuotarsi, pronta ad essere calma e concentrata. Eccola, la vedo sempre piΓΉ vicina, Γ¨ la villa dei Walker. Il sole del mezzogiorno rimbalza sull’asfalto della via a senso unico, le poche auto parcheggiate a lato della strada mi rassicurano, il quartiere e’ semi deserto, dev’essere una cosa da non piΓΉ di cinque minuti, una cosa celere, veloce, il sangue pulsa nelle vene, rallento e sterzando, accosto. Il telefono comincia a squillare, mi prendo un colpo, con la gomma posteriore destra sbatto contro il marciapiede, come al solito il mio parcheggio e’ da rivedere. Il telefono squilla insistente, come sempre quello svampito del mio capo, Sean Lewis, decide di chiamarmi nel momento sbagliato, cosa avrΓ  combinato sta volta? La villa e’ dall’altro lato della strada, circondata da un’immenso giardino all’inglese, il suo vialetto e le piante che lo costeggiano accompagnano direttamente l’ospite alla chiara porta d’ingresso. β€œBuongiorno super capo!” Rispondo al telefono sfoggiando il mio solito entusiasmo. Apro la portiera e scendo dall’auto. Forse non avrei dovuto indossare questi sandali col tacco a spillo, me ne pento mentre attraverso la strada in direzione della villa, si muore di caldo, il vestito in seta blu che indosso svolazza seguendo i movimenti frettolosi delle mie anche. β€œCiao Becca! Non sai chi ho incontrato ieri sera alla mostra” risponde Sean. Raggiungo lentamente il marciapiede. β€œNon provo nemmeno ad indovinare, com’era vestita? Si sarΓ  messa tutta in ghingheri per fare colpo su qualche ricco investitore, e poi scommetto che mentre fingeva di interessarsi ai loro noiosi discorsi, continuava a lanciarti occhiatacce in tralice, per poi tornare alla sua finzione non appena ricambiavi lo sguardo, dico bene?” Il rumore dei tacchi sul viale scandisce il ritmo di quello dei battiti che ho nel petto. Ci siamo, questione ormai di pochi secondi. I cactus che mi circondano mi portano in una dimensione surreale, ricordandomi una di quelle famose scene che si vedono nei film western. Walker dovrebbe essere rientrato a casa da poco, per la sua solita e triste pausa pranzo in solitudine. All’altro capo del telefono Sean continua indisturbato la sua conversazione β€œquesta volta la principessa ha preso di mira quel vecchio, hai presente, quello che ha la catena di gioiellerie? Mi sfugge il nome, come diavolo si chiama.. Pein, Bein… aiutami Becca!”. Infilo la mano destra nella borsa, con le dita accarezzo quanto di piΓΉ bello e pericoloso sia in mio possesso, con decisione lo afferro, ed infine estraggo la mia Calibro 9 color piombo con l’impugnatura nera, il telefono appoggiato sulla spalla e tenuto fermo dall’orecchio, le nocche della mano sinistra toccano la porta chiara della villa, toc, toc, toc. β€œReinBelt, si chiama Reinbelt Sean” ridacchio fingendo disperazione. β€œEcco si, esatto, proprio quel vecchio, lei pero era come sempre bellissima, io non so cosa mi succede ma quando la vedo…”. La porta della villa si apre e subito dopo appare il viso di Walker. Dietro agli occhiali dalla montatura vintage in radica, il suo sguardo risulta accigliato, non conosce la persona che ha di fronte, ma forse per il mio aspetto rassicurante e curato, mi regala un sorriso. Sean prosegue il suo monologo β€œ ..quando la vedo, la vista mi si annebbia, dei brividi mi percorrono tutto il corpo, le mani mi sudano, le pulsazioni aumentano, credo di essere innamorato!” Esordisce sconfortato. Ricambio il sorriso dell’uomo che ormai ha aperto quasi del tutto la porta dietro alla quale prima si nascondeva, e sollevando velocemente il braccio premo il grilletto mirando prontamente al centro della fronte. Lui indietreggia di un passo, restando aggrappato con una mano alla porta, mentre il sorriso che mi aveva regalato resta immortalato sul suo viso. Il rumore del colpo viene attutito dal silenziatore che accompagna, come sempre, la mia arma. Un rivolo di sangue gli cola dalla fronte, i suoi occhi ormai esterrefatti mi guardano in cerca di risposte, mentre le sue gambe cedono, fino ad accompagnarlo sul chiaro e freddo marmo di Carrara dell’atrio di casa. β€œCos’e stato?” Esclama Sean, probabilmente per aver udito il colpo sordo. β€œHo colpito anche oggi un altro povero marciapiede! Dopo dovrai controllarmi ancora una volta il cerchione della ruota, sono sempre la solita! Tornando al tuo innamoramento Sean… β€œ con un calcio faccio rientrare la mano di Walker, che rimane incastrata nella porta mentre cerco di richiuderla, ripongo l’arma in borsa, estraggo la salvietta igenizzante che avevo tenuto pronta, la passo velocemente dove penso di aver potuto lasciare traccia, mi giro sui tacchi, e mi avvio verso l’auto. ChissΓ  se quell’idiota avrebbe mai immaginato, piantando i cactus, che sarebbero proprio serviti da scenografia alla sua morte, purtroppo per sua sfortuna non farΓ  la parte dell’eroe, o almeno, non in questa vita. Rido tra me e me per il mio umorismo nero e proseguo la chiacchierata con Sean sdrammatizzando la palese sbandata che si e’ preso β€œ..dai tutto sommato sei anche un bell’uomo se ti conci un po’ bene. potrei offrimi di accompagnarti a fare shopping uno di questi giorni, ovviamente durante l’orario di lavoro, i miei consigli sai che hanno un prezzo..’ Salgo in auto e rido immaginando lui imbarazzato mentre si prova l’ennesima camicia che gli tira sulla pancia. β€œBecca sei imperdonabile, non tutto nella vita e’ business!”. β€œE’ qui che ti sbagli Sean, la vita e’ business, sto ripartendo, quindici minuti e sono li! Fammi trovare un bel caffè’ pronto, ho bisogno di rilassarmi!” Lui ride per il mio strano modo di sciogliere i nervi e salutandomi riaggancia il telefono. Sono italiana, il caffΓ¨ Γ¨ parte di me, ma lui questo non lo comprende, Γ¨ americano! Maledetta parrucca! Con questo caldo ora mi prude tutta la testa, che poi il rosso mi sta pure male. Mi sciolgo nervosamente la treccia che avevo fatto per nascondere i capelli, abbasso il finestrino, metto in moto l’auto e parto. l’aria entra prepotente nell’abitacolo e mi scompiglia quella che molto lontanamente definirei acconciatura, la mia folta chioma bionda svolazza libera, mossa dal vento, la musica risuona nelle casse, ed i miei pensieri cupi in un istante se ne vanno dando spazio al mio pensiero felice della giornata, quel paio di stivali in pelle visti in boutique che questa sera saranno miei. Oh, lo saranno eccome. Che sciocca, in tutta questa confusione mi sono dimenticata le buone maniere. Mi presento, sono Rebecca Visentini, e di mestiere faccio la barista.

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